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Cos’è l’immaginazione?

Exploring imagination and creativity

Creatività, sogno, invenzione, costruzione e via dicendo, sono tutti concetti assimilabili all’immaginare come attività mentale. Ma l’immaginazione è così illimitata? Provate a cercare d’immaginare voi stessi nello svolgimento di un’attività che quotidianamente fate con naturalezza: ad esempio lavarsi…

Group Creativity Ideation Journalling & Reflection Metaphoric Thinking Narrative Practice
Duration 20–60 min
Group Size 1–10

Workshop

Description

Creatività, sogno, invenzione, costruzione e via dicendo, sono tutti concetti assimilabili all’immaginare come attività mentale. Ma l’immaginazione è così illimitata? Provate a cercare d’immaginare voi stessi nello svolgimento di un’attività che quotidianamente fate con naturalezza: ad esempio lavarsi il viso al mattino, o infilarsi le scarpe prima di uscire di casa. Chiudete gli occhi, e concentratevi in tale attività mentale. Molto probabilmente riuscirete a ricreare, con il vostro solo pensiero, tutta una scena a voi familiare. Non necessariamente vi vedrete esattamente come siete, ma in ogni modo “saprete” di essere voi, il vostro ambiente a voi familiare, riconoscere forse i suoni, le forme, i colori e altro ancora. Provate poi, sempre ad occhi chiusi, ad immaginarvi come foste il Presidente degli Stati Uniti che fa un discorso all’America: qui le cose cambieranno! Forse attingerete a qualche ricordo filmografico o televisivo, qualcosa la vostra mente riuscirà a produrre, ma saranno percezioni instabili, discontinue, piene d’interferenze. Difficilmente riuscirete a “sentire” che siete voi a parlare, ed altrettanto difficilmente riuscirete a costruire un ambiente circostante “accettabile”. Perché questo? Semplicemente perché viviamo di esperienza, e sappiamo riconoscere soltanto ciò che già conosciamo. Il concetto di assimilazione e quello di accomodamento espressi da Piaget, esprimono bene questo concetto. Quando l’individuo si trova di fronte a qualcosa di nuovo, mai percepito prima, tenterà in tutti i modi di comprenderlo assimilandolo a qualcosa a lui già noto precedentemente: se ciò fosse impossibile, dovrà, con l’accomodamento, creare un nuovo concetto. L’assimilazione è un processo economico, mentre l’accomodamento ha notevoli costi psichici. Però l’assimilazione è una modalità non tanto di apprendimento ma di arricchimento di vecchi apprendimenti, mentre l’accomodamento è un apprendimento totalmente nuovo, che certamente permetterà poi nuove assimilazioni. L’intelligenza “geniale” può essere definita in questo contesto, come la capacità di assimilare più informazioni possibili in pochi “contenitori” concettuali, in modo da poter avere in stretto rapporto tutti questi che potremmo definire oggetti mentali, anche quelli apparentemente

più lontani fra loro. Giungere anche le cose apparentemente ingiungibili, è questo uno degli elementi che caratterizzano il genio, ossia la capacità di trovare quei rapporti, comunque esistenti, ma a prima vista invisibili, tra le cose. Un esempio è Einstein che giunge tra loro la flessibilità della relatività con la rigidità della scienza esatta della fisica. Ma meglio ancora l’assimilazione come processo del genio è spiegata dai grandi artisti- scienziati dell’antichità. Pensiamo a Leonardo, Galileo, ma anche Aristotele, Pitagora, esperti in più campi dell’ingegno umano, trasportando le conoscenze di un settore nell’altro, con successi mirabili.

Conoscere per riconoscere: questa è la base dell’immaginario, come luogo di giunzioni particolari, fantasiose, creative, di cose già note: la meraviglia dell’immaginato non nasce quindi da cose nuove create, bensì da cose acquisite e rielaborate in modo nuovo. L’esperienza è dunque il terreno più fertile su cui far germogliare l’immaginazione e il sogno. Se l’esperienza quotidiana è positiva, lo sarà l’immaginazione, ma se l’esperienza è negativa, anche l’immaginazione ne soffrirà: se chiedete ad un depresso quali sono i suoi sogni, i suoi castelli in aria, facilmente vi risponderà che non ne ha, ossia ha censurato l’immaginario perché sgradevole.

Qual è allora il rilievo terapeutico da dare a queste considerazioni finora fatte? Nella terapia immaginativa, si offrono immagini simboliche archetipiche, che tutti gli esseri umani conoscono “da sempre”, e quindi sono in grado di riconoscere. Accedendo a questi primordiali concetti, si riapre il flusso verso l’assimilazione degli accadimenti, positivi ma, essendo in terapia, soprattutto negativi, problematici e non elaborati, per contenerli in luoghi psichici a noi noti, familiari, come il mondo archetipico che potremmo dire essere l’impalcatura di sostegno della nostra psiche, così da riprenderne poi coscienza, attraverso il processo di riconoscimento, prima impossibile non perché il problema fosse sconosciuto, bensì perché non si riteneva di avere strumenti adatti a conoscerlo. Inoltre in molti casi è lo stesso riconoscimento che spaventa, scoprire di contenere zone d’ombra mostruose, di essere ciò che mai vorremmo essere, è forse la paura più ancestrale dell’essere umano. Ma attraverso l’archetipo, il conosciuto a priori, non c’è pericolo di annullamento, di perdersi, poiché la psiche profonda dispone di tutte le risorse e gli strumenti necessari al superamento

di ogni problema ci venga posto dalla vita. E’ quindi compito del terapeuta che utilizza mezzi immaginativi, di aiutare la persona a ritrovare la via interiore, prima illuminata dal terapeuta, ma poi brillante di luce propria, nella riscoperta delle antiche conoscenze, che porteranno al riconoscere. Quando tale processo, sempre legato all’assimilazione, ossia riportare nuove acquisizioni a vecchi concetti, non si dimostra sufficiente per risolvere il problema, allora il processo immaginativo, un processo legato soprattutto ai meccanismi sintetici inconsci, propri del cervello emotivo, dovrà lasciare lo spazio a processi analitici, più propri della ragione. In sintesi, potremmo dire che il primo approccio all’esperienza è assimilativo e di conseguenza prevalentemente sintetico e inconscio (cervello profondo), mentre il processo di accomodamento, dove l’assimilativo è fallito, sarà un processo di tipo analitico, più lento e tipicamente razionale (corteccia cerebrale), e questo spiegherebbe anche perché negli esseri viventi l’apprendimento cresce in termini prestazionali, in funzione della quantità di corteccia cerebrale presente nel cervello. L’uomo, che è quello che ne ha più di tutti, è anche il primo della lista rispetto alle capacità di apprendimento, ma ciò non toglie poi che, a livello di processi assimilativi, in teoria un essere umano non sarebbe troppo diverso da un coccodrillo. Ciò ovviamente è vero solo in parte, poiché ciò che è accomodamento, poi nel tempo, per abitudine ed automatismo, diverrà assimilazione, e quindi chi, come l’uomo, fa accomodamenti continui, avrà poi anche un vasto repertorio di assimilazioni, a differenza del coccodrillo, che dovrà contare sui suoi apprendimenti soprattutto su basi innate (gli istinti) per procedere alle assimilazioni, conseguenzialmente ridotte a poche categorie, seppure nel suo territorio, un coccodrillo può mettere in serio pericolo, finanche ucciderlo, un essere umano non armato, a dimostrazione che l’istinto e la forza hanno dominato per milioni di anni sul pianeta, ed ancora dominano, viste le qualità più coccodrillesche che umane di tanti politici che ci governano, e che, non dimentichiamolo, noi stessi scegliamo e reputiamo più adatti a farlo! Tornando alla terapia, nel momento in cui è avvenuto il riconoscimento del mondo interiore, come detto noto a priori, potrebbe presentarsi la necessità di acquisire nuovi concetti, non ancora conosciuti e quindi non riconoscibili. Quando ho detto che non si può riconoscere ciò che già non si conosce, non volevo certo portare in una strada senza uscita, poiché, ed è importantissimo

sottolinearlo, il fatto che non ri-conosco, non comporta che mi sia impossibile conoscere, ma evidenzia soltanto una sequenzialità di eventi: dal non conoscere al conoscere e dal conoscere al ri-conoscere è possibile, mentre dal non conoscere al ri-conoscere e ri-conoscere senza prima conoscere non sono processi mentali realizzabili.

Dove dubbio vuol dire adrenalina e quindi ansia, così il non conoscere o non essere in grado di riconoscere vuol dire dubbio, e quindi il rapporto conoscenza/ansia sembrerebbe strettissimo.

Immaginare non implica, come attività mentale, un unico modo di produrre percezioni interne, autogene. Per ogni individuo è un’esperienza diversa. C’è chi “vede”, chi “sente”, chi “intuisce” queste produzioni mentali che chiamiamo immaginazione, ma non esiste il modo giusto di immaginare ne’, ovviamente, quello sbagliato. Indicativamente esistono degli “stili” immaginativi, e null’altro.

Benefits

Esploreremo come usare ricordi, esperienze personali e simboli archetipici per sviluppare creatività, intuizione e capacità di collegare idee apparentemente lontane. Attraverso esercizi pratici, impareremo a riconoscere emozioni e vissuti complessi, trasformandoli in strumenti di crescita e benessere mentale.
Vantaggi per i partecipanti:
Stimola la creatività e il pensiero originale.
Accresce autoconsapevolezza e gestione delle emozioni.
Migliora intuizione e problem solving.
Favorisce benessere mentale e riduzione di stress e ansia.
Permette di esplorare e valorizzare il proprio potenziale interiore.

Hosted by DOMENICO DI PASQUALE

About the Host

Hi my name is Domenico Di Pasquale, and I am currently completing my Master’s degree in Music Therapy at the “Luisa D’Annunzio” Conservatory of Music in Pescara, Italy. My academic and professional path focuses on the integration of music, body awareness, movement and relational processes to support mental and emotional wellbeing.
Alongside my studies, I have developed extensive experience in educational, artistic and group-based contexts. I have worked as an instructor in elite youth football, as a freelance mental coach, and as an audio technician for live performances. These roles have strengthened my ability to manage groups, communicate clearly, adapt to different environments and work responsibly with people of different ages and backgrounds. I also hold BLSD and fire safety certifications, which have reinforced my attention to care, prevention and responsibility.
My interest is strongly connected to my desire to work in social and educational contexts where music and body-based approaches can support inclusion, self-expression and personal development. I am particularly interested in Denmark for its strong focus on preventive health, mental wellbeing and social integration.
This possibility would represent an essential step in my professional development, allowing me to apply music therapy tools in real-life contexts, observe interdisciplinary working methods and contribute actively with workshops and group activities based on music, movement and body awareness. At the same time, I aim to enrich my academic path by bringing back international experience and best practices to my home institution.
I am available starting from my graduation, between September 2026 and October 2026. I am highly motivated, adaptable and eager to engage in a meaningful international learning experience.
Thank you for considering my application.
Kind regards,
Domenico Di Pasquale

Certifications & Credentials

Bachelor's degree in electronic music, graduating in music therapy theories and techniques, currently obtaining a licence as a Menal Coach, FIGC Level and Grassroots Instructor.

Focus Areas

Creative/CultureWell-being/HealthDevelopment/Coaching

Location

Canzano, Province of Teramo, Italy

Languages

English, Spanish, Italian

Travel Locations

Copenaghen, Amsterdam, Berlino, Amburgo, Liverpool, Oslo,

Corporate Experience

Significant

Session Types Offered

Interactive & Passive

Past Experience Doing Sessions

Yes - Performing

Client Requirements

NO

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